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Un progetto per conoscere i bimbi di ARIEL

Un gruppo di giovani studenti fa visita ai bimbi di Ariel. Un’occasione di integrazione e solidarietà tra i più piccoli.

Le giornate in reparto dei bambini ricoverati presso il reparto di Ortopedia Pediatrica dell’Istituto Clinico Humanitas possono trasformarsi in occasioni davvero speciali. Occasioni per conoscere, confrontarsi, imparare, mettersi alla prova e, soprattutto, passare dei momenti in allegria. Può accadere infatti che un gruppo di giovani studenti trascorra un pomeriggio al di fuori dalla routine quotidiana. Non la solita merenda e cartoni animati davanti alla tv, ma tanto divertimento e giochi in compagnia dei bambini di Ariel, che dal 2003 assiste le famiglie con figli affetti da Paralisi Cerebrale Infantile o disabilità neuromotorie.

Ad accogliere ogni volta i piccoli visitatori c’è il prof. Nicola Portinaro, Direttore medico-scientifico della Fondazione Ariel, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia Pediatrica in Humanitas e direttore della Clinica Ortopedica presso l’Università degli Studi di Milano. Spiega loro con parole semplici la situazione dei piccoli pazienti. Mettere i bambini nella condizione di capire cosa comporta la patologia cui sono affetti i loro coetanei, è infatti fondamentale per un approccio relazionale, sereno e consapevole e per incoraggiare un’integrazione basata sulla conoscenza e sulla consapevolezza.

“I bambini che state per incontrare, sono affetti da Paralisi Cerebrale Infantile, una malattia che non permette loro di camminare. Questi bambini si trovano in ospedale perché hanno subito di recente un’operazione o perché stanno seguendo una fase di riabilitazione post-operatoria.” Spiega il Prof. Portinaro nel corso di una breve lezione introduttiva “Purtroppo gli interventi chirurgici non riportano alla completa normalità questi bambini, come lo siete tutti voi, ma fanno sì che i loro movimenti diventino più fluidi, il loro cammino più rapido, il loro equilibrio più stabile”.

Una volta spiegata la situazione, per i piccoli volontari è tempo di mettere a frutto la loro creatività e rendere speciale il pomeriggio dei bimbi ricoverati. Non si presentano mai a mani vuote: per intrattenere i loro nuovi amici, nel tempo che trascorreranno insieme, ogni classe in visita porta con sé tanti giochi. Armati di materiali in pannolenci per costruire degli originali segnalibri, fili colorati per creare scoubidou e perline di varie forme per realizzare braccialetti e collanine, queste intraprendenti comitive incominciano il loro giro di visita in reparto, accompagnate dallo staff dei volontari della Fondazione ARIEL e dall’équipe medica che segue i piccoli pazienti.

Rompere il ghiaccio è ogni volta sorprendentemente facile. A 10 anni le barriere dei pregiudizi, del disagio e della vergogna sono quasi inesistenti e il confine tra normalità e handicap si dissolve in un attimo e in brevissimo tempo si formano nuovi legami e amicizie.
Accade, ad esempio, che gruppo di maschietti ha trovato in Marco, un bambino di 8 anni in riabilitazione, un “guru” di motori e quattro ruote. Marco ha la passione di disegnare modelli di macchinine e mostra con orgoglio ai suoi nuovi amici il suo quaderno pieno di schizzi delle sue creazioni e il suo set super fornito di matite e pennarelli colorati. Oppure c’è Iacopo che, con la sua bella faccina paffuta e sorridente, è il “dongiovanni” del gruppo. La sua richiesta è sempre perentoria: vuole che rimangano a giocare con lui solo le bambine in visita! A volte, però, ci sono dei bambini che sono molto stanchi e un po’ provati dopo un intervento. Ad esempio c’è Cecilia, che se ne sta in silenzio e con gli occhi assonnati nella sua stanza; ma riprende subito il colorito e l’entusiasmo non appena Valentina le propone di creare insieme un braccialetto di perline colorate, anzi rosa che è più “alla moda”.

Basta un pomeriggio come questi, che il reparto si trasforma in un luogo dove nascono nuovi legami, un laboratorio di creatività e fantasia, un posto in cui, anche le realtà più dure e difficili da accettare, possano essere affrontate con il brio e la spensieratezza tipici dei bambini.

A cura di Lorenza Pellegrini

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