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Scopri gli studi dei 4 medici e ricercatori adottati da Gerry Scotti

 

Studiare il fegato per capire come funzione il sistema immunitario

Marco Carbone, 33 anni, è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Gastroenterologia ed Epatologia. Dal 2011 lavora a Cambridge, dove svolge attività sia clinica sia di ricerca presso la Division of Gastroenterology and Hepatology dello University Hospital.
Ha grandi competenze di tipo statistico ed epidemiologico. Grazie all’assegno di ricerca di Gerry Scotti rientra in Italia, in Humanitas, presso il Laboratorio di Immunopatologia gastrointestinale diretto dal dottor Pietro Invernizzi, dove si occuperà in particolare di autoimmunità ed infiammazione del fegato.
Il fegato è un organo cruciale per lo studio delle risposte immunitarie e dell’infiammazione, in relazione allo sviluppo sia del cancro (settore in cui recentemente sono stati fatti importanti progressi, basti pensare al vaccino contro l’epatite B in grado di prevenire una considerevole quota di cancri del fegato) sia delle malattie autoimmuni, che colpiscono in grande maggioranza le donne. Studiare in particolare la cirrosi biliare primitiva, malattia autoimmune del fegato che provoca un’infiammazione cronica delle vie biliari intraepatiche, può aiutare a capire perché le donne sono così più suscettibili a questo tipo di malattie.

 

Ritorna in Italia per la lotta alle immunodeficienze genetiche

Barbara Cassani, 38 anni, laureata in Farmacia, grazie all’assegno di Gerry Scotti rientra dagli USA (Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School) dove, negli ultimi anni, ha condotto importanti ricerche sul sistema immunitario ed in particolare sui meccanismi di immunodeficienza. In Humanitas presso i Laboratorio del CNR diretti da Paolo Vezzoni e Anna Villa studierà in particolare la sindrome di Omen, grave forma di immunodeficienza genetica. Studiare questo tipo di malattie è fondamentale perché da una parte permette di trovare nuove cure, dall’altra ci aiuta a capire sempre meglio il funzionamento del sistema immunitario.

 

Studiare il microambiente per sconfiggere i tumori del colon

31 anni, laureato in Bieotecnologie, Giuseppe Celesti ha conseguito un dottorato di ricerca in Medicina Molecolare. I suoi studi sono principalmente focalizzati sul microambiente che circonda il tumore e lo aiuta a crescere e diffondersi. In particolare, ha dato un importante contributo all’identificazione dei meccanismi molecolari alla base di un fenomeno (chiamato epithelial-to-mesenchymal transition) per cui le cellule tumorali cambiano aspetto e prendono la forma di cellule dell’impalcatura dei tumori (mesenchimali): così travestite le cellule diventano più maligne. Inoltre, i suoi studi sul modo in cui la chemioterapia interagisce con le cellule del sistema immunitario presenti all’interno dei tumori del colon, hanno l’obiettivo di aiutare ad identificare i pazienti che meglio risponderanno alle cure, e di utilizzare dunque meglio la chemioterapia stessa.

 

Dagli USA per svelare i segreti delle cellule Natural Killer

35 anni, statunitense, laureata in Scienze Biologiche, Kelly Hudspeth ha conseguito in Italia il dottorato di Ricerca in Patologia e neuropatologia sperimentale e grazie all’assegno di Gerry Scotti continuerà a lavorare presso il Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale diretto dal dottor Domenico Mavilio.
La sua attività di ricerca è focalizzata sulle cellule che si chiamano natural killer (NK), fondamentali per la resistenza nei confronti di virus e tumori, con particolare riferimento ad alcune infezioni virali che causano immunodeficienza, come l’HIV e al citomegalovirus, che nei pazienti oncologici sottoposti a trapianto di midollo e immunosoppressione, causa infezioni che si associano alla depressione delle risposte immunitarie.

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