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L’ABC del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo è la risalita di materiale acido proveniente dallo stomaco nell’esofago, dove esercita un’azione irritante provocando dolore e infiammazione. E’ un disturbo molto diffuso: ne soffre il 10-20% della popolazione adulta dei paesi industrializzati, e il 3-5% di questi soggetti avverte sintomi quotidianamente.“Quando mangiamo – spiega il dott. Alessandro Repici, responsabile del Servizio di Endoscopia Digestiva all’interno dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Humanitas– il cibo passa dall’esofago allo stomaco attraverso una valvola (cardias), che si apre per far passare il cibo e si richiude immediatamente dopo che questo è passato nello stomaco. Se questa valvola non funziona bene, ossia si apre quando non dovrebbe, può capitare che parte del cibo ingerito torni indietro, trascinando materiale acido in esofago. Proprio questo succede nelle persone che soffrono di reflusso: il cibo e i succhi gastrici provenienti dallo stomaco ritornano nell’esofago”.

Da che cosa è causato?
“Spesso la causa del cattivo funzionamento del cardias è la presenza di un’ernia jatale, ossia la risalita di una piccola parte dello stomaco verso il torace attraverso il diaframma, come conseguenza dell’aumentata lassità dei tessuti deputati a mantenere la giunzione gastro-esofagea nella corretta posizione”.

Quali sono i sintomi del reflusso?
“Bruciori di stomaco o dietro lo sterno, acidità, rigurgito, senso di digestione lenta e faticosa sono i sintomi tipici del reflusso. Esistono poi sintomi cosiddetti ‘atipici’, non sempre presenti, che si manifestano nel 15% dei pazienti: tosse stizzosa, sensazione di un corpo estraneo in gola, difficoltà respiratorie, disfonia.
Imparare a riconoscere i sintomi del reflusso è molto importante, per rivolgersi tempestivamente al proprio medico ed iniziare una cura adatta”.

Come si cura questo disturbo?
“Sostanzialmente in due modi, con la terapia medica o con un intervento chirurgico. La terapia medica si basa sull’assunzione di farmaci che impediscono la produzione di acido a livello gastrico, privando così il materiale che ritorna in esofago delle caratteristiche nocive per la mucosa esofagea. L’efficacia di questo tipo di terapia è ormai assodata: i farmaci, utilizzabili per lunghi periodi di tempo e privi di effetti collaterali importanti, permettono di ottenere la risoluzione dei sintomi nel 95% dei casi.
L’intervento di gastroplastica laparoscopica, invece, mira a ricostruire la naturale barriera anti-reflusso a livello del cardias, e viene eseguito nei centri che, come Humanitas, hanno un’elevata esperienza di chirurgia laparoscopica. Permette di ottenere buoni risultati nell’85% dei casi.
Esiste poi una terza cura, al momento ancora in fase sperimentale: la correzione endoscopica dell’alterata funzionalità del cardias, attraverso l’utilizzo di particolari suturatrici che ricostruiscono la naturale barriera anti-reflusso in modo simile alla chirurgia”.

Nel caso del reflusso, ha senso parlare di prevenzione?
“Sì. Alcuni comportamenti, alimentari e non, possono infatti peggiorare il disturbo: ad esempio l’assunzione di cibi con un alto contenuto acido (agrumi, pomodori, menta, liquirizia), o che riducono ulteriormente la funzionalità del cardias (ad esempio i grassi animali) determina un significativo peggioramento dei sintomi. Inoltre sono nocivi anche l’alcol e il fumo, che agiscono a vari livelli determinando l’aumento dell’acidità gastrica”.

Di Monica Florianello

Il reflusso gastro-esofageo è il tema della rubrica “lo Specialista risponde”, on-line sul sito www.humanitas.it. Nel mese di novembre è possibile inviare domande sull’argomento al dott. Alessandro Repici. Le risposte saranno on-line a partire da dicembre. Un servizio in collaborazione con www.virgilio.it.

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