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Cancro del pancreas, approccio multidisciplinare e combinazione tra terapie per contrastarlo

Nell’immaginario collettivo avere il tumore del pancreas equivale a una condanna, ma questo non corrisponde al vero per almeno due motivi. Ne ha parlato il professor Alessandro Zerbi, Responsabile di Chirurgia Pancreatica in Humanitas, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Innanzitutto il tumore del pancreas non è il cancro del pancreas, che è una malattia più aggressiva rispetto ad altri tipi di tumore e per la quale però le cose stanno un po’ cambiando grazie ai miglioramenti apportati dai nuovi trattamenti radioterapici e chemioterapici.

Occorre poi sottolineare che ci sono tanti tumori che non sono dei cancri del pancreas, ma hanno un’istologia diversa e che nascono da cellule diverse del pancreas come i tumori endocrini e i tumori cistici; sono sempre tumori del pancreas, ma hanno una prognosi completamente diversa da quella del cancro del pancreas, assolutamente buona in alcuni casi. Per questi due motivi (tumori diversi e farmaci nuovi) non è vero che il tumore del pancreas è sempre una condanna”, ha spiegato il prof. Zerbi.

Quali sono i fattori di rischio cui prestare attenzione?

“I fattori di rischio spesso riguardano le nostre abitudini di vita e sono comuni ad altri tipi di tumore, come il fumo di sigaretta, che è il principale per il cancro del pancreas, una dieta troppo ricca di grassi animali ed esposizione a cancerogeni industriali. In un certo senso anche la familiarità è un fattore di rischio: chi dunque per motivi familiari sa di appartenere questi gruppi può rientrare in programmi di controlli e di screening un po’ più frequenti, per arrivare eventualmente a una diagnosi più precoce”.

Come si curano oggi i tumori del pancreas?

“In linea generale, salvo casi particolari, tutti i tumori del pancreas riconoscono nell’asportazione chirurgica la cura principale. Il cancro del pancreas, che è il più frequente e il più preoccupante, si cura attraverso la combinazione tra trattamento chirurgico, trattamento chemioterapico ed eventualmente trattamento radioterapico; questo approccio può portare a risultati buoni. In alcuni casi può essere opportuno iniziare con un trattamento chemioterapico e sottoporre il paziente a intervento chirurgico successivamente; in altri casi invece si può fare il contrario, in modo più tradizionale. Sono però fondamentali l’alleanza di terapie diverse e un approccio multidisciplinare.

Molto resta ancora da fare, i progressi sono minori rispetto a quelli che abbiamo visto in altri tipi di tumore, per cui quello del pancreas resta comunque un tumore con una prognosi più severa rispetto ad altri, però le cose si stanno muovendo e anche le terapie riescono a essere un po’ più personalizzate e più centrate sui singoli casi”, ha concluso il professor Zerbi.

 

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