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Cellule al microscopio: provocazioni visive

Immagini satellitari o ingrandimenti al microscopio? Scarabocchi infantili o compiute e consapevoli realizzazioni artistiche? Distanze colmate grazie ad apparecchiature sofisticate, mondo fantasmatico di un bambino, orizzonti poetici di un immaginifico creatore o chissà quali altre possibilità si celano dietro l’apparenza di un’immagine. Humanitas Salute ci presenta queste soavi trame cromatiche, concentrazioni di cellule brulicanti di vita e capaci di rigenerazione.

Una prima considerazione sorge spontanea: siamo ignari portatori di una bellezza interna, profonda, sconosciuta, intessuta sui rosa, sul celeste virante al violetto, su delicati, pittorici equilibri. Come non pensare alle trame preziose di Klimt, alle tappezzerie di Vuillard o, meglio ancora, al Kandinsky del “Primo acquerello astratto”?

Azzeriamo tutto: l’immagine è un contatto con un mondo di cui non si conosce nulla.
Un’immagine comunica un significato solo se viene interpretata. Il nostro esempio parla chiaro: dobbiamo contestualizzarla per capirla. Occorre sapere se è stata colta da un satellite o attraverso la lente di un microscopio per decifrarla. E se l’immagine proviene dalla matita di una bambino? Che valore le diamo se invece la contempliamo incorniciata all’interno di una galleria d’arte?

Dunque non è vero che riconosciamo gli oggetti solo attraverso loro forme, profili o configurazioni.
Osserviamole, queste cellule epatiche. Il pattern compositivo è solo apparentemente ripetitivo. Segni filiformi sembrano seguire lente traiettorie cariche di senso, tracciano percorsi ‘intelligenti’ in una profondotità fluttuante, restituendo sensazioni tattili in versione visiva. L’estensione della composizione sembra illimitata, gremita di cose che non hanno ancora un posto, un nome, non sono ancora organizzate in spazio ma hanno una innegabile forza anche senza possedere una forma.
Siamo di fronte alla possibilità di compiere una primordiale esperienza estetica, che lascia spazio ai nostri impulsi più profondi. In questo caso la ‘curiosità’ di un microscopio ammicca: basta concedersi il gusto della sorpresa.

A cura di Silvia Merico

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