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Come rimettere la testa a posto

 style=Il cranio è una delle ossa più delicate dello scheletro e ricopre una funzione molto importante: proteggere il cervello. Se, in seguito a gravi incidenti, il cranio si rompe, diviene necessario intervenire chirurgicamente per inserire una protesi. Le operazioni di cranioplastica sono quindi necessarie ogniqualvolta l’osso della volta cranica del paziente non garantisce più una funzione protettiva nei confronti dei tessuti molli sottostanti. Le cause possono essere eventi traumatici, patologie degenerative, riassorbimenti ossei o infezioni a seguito di riposizionamento di osso autologo.

Ricostruzione della testa: la metodica tradizionale
La cranioplastica è un intervento che consiste nell’inserimento di una protesi sul cranio. “La tecnica chirurgica fino ad ora più utilizzata prevede che la protesi venga realizzata direttamente in sala operatoria una volta definita la natura e grandezza della lesione. – illustra il dott. Villiam Dallolio, neurochirurgo presso l’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale di Lecco e coordinatore del progetto – E’ il chirurgo che modella il materiale specifico (PMMA) che nel giro di pochi minuti si indurisce e forma la protesi. In questo modo la creazione avviene solo in base alla capacità di tecnica manuale del chirurgo con risultati estetici non sempre soddisfacenti. Spesso, una volta indurite le protesi presentano numerose bolle d’aria, rimaste intrappolate durante il processo di miscelazione. All’interno di queste microporosità possono crescere i batteri e causare un’infezione. Se un impianto di PMMA si infetta, la maggior parte delle volte deve essere rimosso.”

Custom made, una nuova tecnica
“Questa nuova tecnica – spiega l’ing. Samuele Puricelli del Laboratorio di Bioingegneria presso l’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale di Lecco – consente di ottenere una protesi con una notevole funzionalità estetica grazie al preciso studio delle immagini ottenute dalla TAC del paziente. Ma i vantaggi più considerevoli riguardano aspetti più importanti. In primis gli interventi con le nuove protesi riducono notevolmente il rischio di reazioni infiammatorie. Inoltre, in questo modo, sono diminuiti i tempi chirurgici con conseguente riduzione dei rischi d’infezione. Dal punto di vista meccanico si ottiene una protesi migliore senza la formazione di bolle d’aria, eliminando la presenza di batteri. Il materiale utilizzato per la realizzazione delle protesi è il polimetilmetacrilato (PMMA) o cemento osseo. Si tratta di un materiale alloplastico, utilizzato da anni con successo. Inoltre la modalità di costruzione è più precisa e contribuisce alla realizzazione di un prodotto dalle caratteristiche estetiche superiori a quelle ottenibili da un prodotto fatto a mano. Si ottiene quindi un dispositivo protesico su misura, pronto prima dell’intervento. Ciò rende più semplici e veloci gli interventi che si limitano all’impianto di una protesi preformata, garantendo risultati meccanici ed estetici ottimi e riducendo il tasso dei fallimenti”.

Si comincia dal computer
“Le immagini del cranio ottenute tramite l’esame della TAC sono il punto di partenza per realizzare queste protesi di ultima generazione. – prosegue l’ing.Francesco Davolio del Laboratorio di Bioingegneria presso l’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale di Lecco – Vengono elaborate al computer per mezzo di un programma specifico per la grafica tridimensionale che consente di progettare una protesi nella massima precisione. Infatti, in questo modo si ha la possibilità di seguire l’anatomia della testa e mantenere le stesse caratteristiche fisiche soggettive, come la curvatura ad esempio.” Il modello ottenuto al computer può essere verificato virtualmente sul cranio del paziente. Dopo aver realizzato il disegno tridimensionale e ed effettuato le verifiche al computer si passa alla realizzazione della protesi. Per mezzo del laser si polimerizza un bagno di resina, solidificandola sezione su sezione fino a procedimento ultimato. Il pezzo così ottenuto costituisce il modello non impiantabile da cui ottenere lo stampo definitivo, previa verifica ultima da parte di un neurochirurgo esperto. L’iniezione in camera bianca sterile di polimetilmetacrilato nello stampo chiude il processo di lavorazione ottenendo la protesi impiantabile che sarà consegnata in duplice copia in confezione sterile.”

A cura di Lucia Giaculli

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