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Calcoli renali, come eliminarli con la litotrissia percutanea

La litotrissia percutanea è ad oggi considerata la tecnica più all’avanguardia per la rimozione dei calcoli renali con diametro superiore ai 2 cm. Scopriamo insieme al dott. Guido Giusti, responsabile dello Stone Center di Humanitas, quali vantaggi comporta questo tipo di intervento.

E’ divenuto ormai fondamentale nel campo della chirurgia in genere cercare di impiegare, laddove possibile, tecniche sempre meno invasive e che consentano un decorso post operatorio il meno doloroso e lungo possibile per il paziente. Questo traguardo è stato raggiunto oggi anche nella cura dei calcoli renali con diametro superiore ai 2 cm. Si tratta di una tecnica mini-invasiva che il dott. Guido Giusti, insieme al Prof. Montanari primario dell’Ospedale San Paolo di Milano, è stato chiamato a dimostrare in una seduta di “live surgery” al 30th World Congress of Endourology and SWL, conclusosi la scorsa settimana ad Istanbul.

Grazie alla litotrissia percutanea (PCNL per gli Anglosassoni), questo il nome della tecnica chirurgica, è possibile infatti raggiungere il rene del paziente e frantumare il calcolo per via endoscopica, ossia senza ricorrere all’uso del bisturi.

Come funziona

“Mediante la creazione di un tramite percutaneo di appena 1 cm di diametro nel fianco del paziente -spiega il dottor Giusti – viene posizionato nel rene un tubicino definito “camicia”, largo circa 1 cm, all’interno del quale viene introdotto un nefroscopio, ossia uno strumento ottico dotato di una sonda ad ultrasuoni, che consente, una volta raggiunta la sede in cui si trova il calcolo, di romperlo in più pezzi che vengono poi aspirati e/o rimossi con adeguate pinze.”

I benefici

Si tratta dunque di un procedimento che comporta numerosi vantaggi per pazienti e per i chirurghi stessi, che con un unico intervento, eseguito in anestesia generale, riescono ad eliminare il disturbo, consentendo al paziente di riprendersi dall’operazione in tempi più rapidi (da una a tre notti di degenza ) rispetto a quelli richiesti da un tradizionale intervento. “Questa tecnica – conclude il dottor Giusti – rappresenta oggi il trattamento di prima scelta per l’eliminazione dei calcoli con diametro superiore ai 2 cm. Gli effetti collaterali sono ridotti al minimo, sebbene non vada comunque trascurato il rischio di andare incontro, in percentuali peraltro alquanto ridotte (3-5%), a sanguinamenti ed infezioni, che nella maggior parte dei casi vengono comunque curate conservativamente.”

A cura di Irene Zucchetti

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