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Prostatectomia radicale robotica


La prostatectomia radicale robotica (Robotic Assisted Surgery) per la cura del carcinoma prostatico consente all’operatore di praticare un intervento chirurgico laparoscopico mediante l’ausilio di un robot che facilita notevolmente la manovrabilità degli strumenti operatori.

L’approccio robotico evita l’approccio “a cielo aperto” con incisione chirurgica, in quanto l’intervento viene eseguito attraverso strumenti chirurgici dedicati che entrano nel corpo del paziente. Permette inoltre di ridurre l’invasività dell’intervento, i rischi di emorragia e la morbilità post-operatoria.

Ad oggi, la letteratura scientifica e numerosi studi in corso non ha ancora dimostrato con certezza che la chirurgia robotica permetta di ottenere risultati funzionali (riguardanti la percentuale di continenza postoperatoria e i tempi di ripresa della stessa) migliori rispetto alla tecnica “a cielo aperto”. Il vantaggio dell’approccio robotico consisterebbe soprattutto nella più rapida ripresa della funzionalità sessuale postoperatoria; tale dato tuttavia dovrà essere verificato nei prossimi anni.

Dal punto di vista oncologico non sembrano sussistere differenze tra chirurgia tradizionale e chirurgia robotica. Attualmente la chirurgia robotica non viene utilizzata in quel selezionato gruppo di pazienti per i quali è prevista una linfoadenectomia estesa contestuale. La pubblicazione “Evidence from robot-assisted laparoscopic radical prostatectomy: a systematic review.” (Ficarra et al. Eur Urol. 2007 Jan;51(1):45-55) ha permesso di concludere che la chirurgia robotica dovrebbe essere ristretta a centri di eccellenza con elevata casistica.

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