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Rottura del tendine d’Achille


L’achilleo (o tendine d’Achille) è il tendine più largo e forte del corpo umano, trae origine dalla fusione dell’aponeurosi dei muscoli gastrocnemio e soleo ed è responsabile della trasmissione della forza durante il movimento di dorsiflessione del piede, garantendo in tal modo una normale deambulazione.

Che cos’è la rottura del tendine d’Achille?

La lesione del tendine d’Achille è purtroppo piuttosto comune nel paziente sportivo, l’età media di insorgenza è intorno ai 35 anni, soprattutto in persone che praticano sport nel cui modello prestativo siano presenti corsa e balzi.

Quali sono le cause della rottura del tendine d’Achille?

Le cause lesive possono essere di natura meccanica, come ad esempio l’applicazione di una forza che risulti essere superiore alle capacità di resistenza del tendine stesso; oppure la causa può essere non meccanica, come ad esempio:

  • lesione di un tendine già degenerato
  • scarsa idratazione
  • utilizzo di particolari antibiotici 
  • sedute di allenamento eccessive dopo periodi prolungati di riposo.

Quali sono i sintomi della rottura del tendine d’Achille?

A fronte della lesione, la sensazione tipica riferita dal paziente è quella di essere stato colpito da qualcosa di molto simile a una frustata a livello della regione inferiore della gamba, tale sensazione è generalmente accompagnata da una percezione di “schiocco”. 

Il quadro clinico post-lesionale è caratterizzato da dolore e gonfiore nella zona del tallone, da un’incapacità funzionale sia nella flessione della caviglia, che al carico sull’arto coinvolto; inoltre il paziente riferisce un’impossibilità assoluta nella spinta sulla punta del piede.

Come prevenire la rottura del tendine d’Achille?

Alcuni consigli per prevenire la rottura sono:

  • Effettuare esercizi di stretching specifici rivolti all’allungamento la catena cinetica posteriore della gamba (soprattutto a carico del complesso muscolare soleo-gastrocnemio);
  • Limitare per quanto possibile le attività sportive che si svolgono su superfici dure e scivolose;
  • Utilizzare calzature adeguate durante l’attività sportiva;
  • Effettuare un adeguato periodo di riscaldamento prima dell’attività fisica;
  • Non effettuare allenamenti pesanti in termini di frequenza e intensità dopo periodi prolungati di riposo;
  • Affrontare con cautela l’attività sportiva dopo terapie con antibiotici fluorochinolonici.

Diagnosi

La diagnosi solitamente è clinica, lo specialista infatti evidenzierà durante l’esame obiettivo un’incapacità nella dorsiflessione volontaria del piede, una positività al Thompson test, oltre che la presenza di una soluzione di continuità palpabile a livello della superficie del tendine stesso. 

Visita ortopedica – muscoli e tendini

Serve a diagnosticare, trattare e monitorare patologie muscolari e tendinee sia acute sia croniche. È consigliata in caso di dolore acuto a livello di un distretto muscolare o tendineo durante la pratica sportiva e per le persone che lamentano dolore e impotenza funzionale (zoppia) nelle ore/giorni immediatamente successivi.

La conferma avverrà tramite esami strumentali quali l’ecografia e la risonanza magnetica, che risultano necessari allo scopo di studiare accuratamente il tipo di lesione e stabilire, conseguentemente, l’iter terapeutico da seguire.

Trattamenti

Il trattamento varia in base all’entità della lesione, infatti mentre alcune piccole lesioni possono essere trattate conservativamente con un semplice periodo di immobilizzazione, le lesioni a tutto spessore necessitano invece di trattamento chirurgico, che consiste nella sutura tendinea o nella sua re-inserzione a livello calcaneare.

Il trattamento chirurgico può essere effettuato tramite una tecnica open, che prevede un’incisione cutanea di circa 8-10 cm, oppure con una tecnica mini-invasiva che comporta un certo numero di piccole incisioni minori di 1 cm.

A seguito del trattamento chirurgico è necessario osservare un periodo di circa un mese nel quale la deambulazione viene effettuata con ausilio di canadesi (stampelle) e il piede è immobilizzato in equinismo. Successivamente, si inizia un periodo caratterizzato da carico progressivo e recupero della normale dinamica deambulatoria. Generalmente, a fronte di trattamento chirurgico il rientro all’attività sportiva è possibile dopo circa sei mesi, con il ritorno allo stesso livello prestativo pre-lesionale dopo circa un anno. 

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