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Artrite reumatoide: i progressi nella diagnosi e nei trattamenti

Dalla diagnosi precoce, alle terapie che arrestano la progressione della patologia ed evitano le deformità, alla possibilità di pianificare la gravidanza: le persone interessate da artrite reumatoide negli ultimi anni hanno visto aumentare le opzioni terapeutiche. Un aspetto particolarmente importante, considerato che nella maggior parte dei casi l’artrite reumatoide si manifesta in età relativamente giovane, tra la quarta e la quinta decade di vita e che l’80% dei pazienti è di sesso femminile.

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che si manifesta principalmente con un’infiammazione articolare, ma colpisce l’intero organismo ed è pertanto definita sistemica. Grazie ai progressi della Ricerca oggi i pazienti possono avere grandi miglioramenti per quanto riguarda la gestione della malattia e la qualità della vita.

Ne parliamo con il professor Carlo Selmi, Responsabile dell’unità operativa di Reumatologia e Immunologia Clinica di Humanitas e docente di Humanitas University.

Artrite reumatoide: l’importanza della diagnosi precoce

Oggi la diagnosi di artrite reumatoide avviene, in molti casi, molto prima rispetto al passato, sia per via di un miglioramento nel sospettare la patologia sia per la disponibilità di tecniche di laboratorio che permettono di riconoscerla agli stadi iniziali.

Artrite reumatoide: la terapia per controllare la malattia

La diagnosi precoce di artrite reumatoide è fondamentale perché un trattamento tempestivo della patologia è strettamente legato a maggiori probabilità di successo della terapia. L’obiettivo del trattamento è il maggior controllo possibile della malattia attraverso quella che si chiama “remissione”, in modo che la malattia interferisca il meno possibile (o per nulla) nelle attività quotidiane delle persone. Per farlo, occorre controllare il dolore e mantenere un’abilità funzionale massima, al fine di consentire una vita normale attraverso la terapia, perché ottenere il controllo di malattia a lungo termine senza terapia è molto raro. Rispetto al passato, le conoscenze sull’artrite reumatoide sono più ampie, e questo consente di colpire bersagli molto accurati all’interno del sistema immunitario impiegando i farmaci biologici e le piccole molecole per annientarli, con conseguente controllo della malattia.

Alcuni pazienti tendono a rispondere peggio alla terapia, si tratta di coloro che al momento della diagnosi presentano già segni di erosione, piccole cavità all’interno dell’osso visibile alla radiografia, ad oggi sono ritenuti irreversibili fino alle deformità più evidenti; oppure pazienti con forme di artrite reumatoide sieropositive, che hanno gli anticorpi specifici dell’artrite reumatoide, in particolare gli anti-citrullina, che vengono rivelati da specifici esami del sangue eseguiti per aiutare nella diagnosi.

Dal punto di vista della terapia, oggi le raccomandazioni sono universali e internazionalmente note e, quindi, la probabilità che una persona riceva lo stesso trattamento in Centri diversi è molto più alta rispetto al passato. Tuttavia, un aspetto critico è legato al fatto che le terapie più innovative, come farmaci biologici e piccole molecole, sono prescrivibili solo da alcuni Centri prescrittori che li dispensano attraverso le farmacie ospedaliere. Quindi, esiste la possibilità che chi non esercita in questi Centri utilizzi terapie meno efficaci che vengano impiegate nel tempo. I dati dimostrano che se il trattamento tarda più di 6 mesi, c’è una buona probabilità che il paziente abbia già qualche erosione e questo andrebbe evitato il più possibile.

Il trattamento dell’artrite reumatoide: i progressi rispetto al passato

Nel trattamento dell’artrite reumatoide oggi si utilizza molto meno il cortisone e questo rappresenta una differenza molto importante rispetto agli anni passati, quando il cortisone veniva impiegato ad alte dosi per lunghi periodi di tempo causando una serie di effetti collaterali a medio e lungo termine.

Un’altra novità riguarda le donne in età fertile, alle quali oggi si può permettere una gravidanza di successo, concordando i tempi e sincronizzando le terapie affinché non siano dannose per il feto. È un grandissimo risultato degli ultimi anni.

Inoltre, possiamo disegnare molto meglio il percorso che si delinea per i pazienti: un percorso che oggi non è più condizionato dalle deformità. Vent’anni fa esistevano in tutti i Centri ortopedici le divisioni di ortopedia dell’artrite reumatoide, perché tante persone dovevano sottoporsi a interventi per risolvere gravi deformità. Oggi queste divisioni sono scomparse, perché la curva degli interventi chirurgici per l’artrite reumatoide è letteralmente crollata dopo l’arrivo dei farmaci biologici e delle piccole molecole. I pazienti che non si riescono a controllare e che, nonostante tutto, progrediscono, sono ormai una minoranza e sono casi molto più rari rispetto alla norma nella quale invece si riesce a prevenire le deformità.

Per quanto riguarda il futuro, invece, il sogno nel trattamento dell’artrite reumatoide è riportare la situazione a prima della comparsa dell’infiammazione cronica, che comporterebbe la guarigione della persona con artrite reumatoide. L’altro auspicio è riportare più pazienti possibili alla remissione con la terapia giusta, subito; infine, controllare la malattia ma al minor prezzo possibile, perché tutte le terapie per l’artrite reumatoide consistono in immunosoppressori e come tali hanno un profilo di rischio, per esempio dal punto di vista infettivo, che va tenuto sotto controllo. Da questo punto di vista le vaccinazioni per pneumococco, influenza stagionale, SARS-Cov-2 e in alcuni casi Varicella Zoster virus, sono fortemente raccomandate.

Reumatologia e Immunologia Clinica

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